La Città del Sole fu scritta dal filosofo italiano Tommaso Campanella (Stilo di Calabria 1568 - Parigi 1639) nel 1602. A questa prima edizione in italiano, ne seguirono altre in volgare e in latino: una pubblicata nel 1623 a Francoforte col titolo di Civitas Solis idea republicae philosophica, ebbe un grande successo.
L’opera consiste in un dialogo tra un cavaliere di Malta e un ammiraglio genovese, il quale ha appena fatto ritorno dal giro del mondo ed espone al suo interlocutore la vita di una città, chiamata Città del Sole, che si trova sulla linea dell’Equatore. Il dialogo serve a Campanella per illustrare la sua teoria ideale sulla migliore forma di governo. La città, spiega l’ammiraglio, si trova sull’isola di Taprobana (corrispondente all’isola di Ceylon) su un alto colle; è circondata da sette cerchia di mura, praticamente inattaccabili, ognuna delle quali porta il nome di uno dei sette pianeti, mentre le entrate per accedere alla città sono quattro, situate in corrispondenza dei quattro punti cardinali. Nel punto più alto del monte si trova un tempio di forma circolare, consacrato al Sole, sulla cui volta sono dipinte le stelle maggiori.
Sole, o Metafisico, è anche il nome del sacerdote capo della città che esercita un potere assoluto, civile e religioso, anche se è assistito da tre principi: Pon (Potenza), Sin (Sapienza) e Mor (Amore). Pon si occupa delle arti militari e della guerra; Sin si occupa dell’istruzione; Mor presiede a tutto ciò che riguarda la generazione, ma anche la salute, l’alimentazione, il vestiario. La società si basa sulla comunione dei beni (le donne vengono di fatto incluse, da Campanella, in questa categoria, visto che il filosofo parla del loro “uso comune” e “commerzio”). Secondo il filosofo è infatti la proprietà privata a scatenare i conflitti tra diversi membri della società: eliminata la proprietà si eliminano anche tutti i reati legati ad essa.
Nella Città del sole non esistono servi e padroni, a tutti si insegnano le stesse arti che hanno tutte pari dignità; le mense, così come i dormitori, i posti di ricreazione, i vestiti, sono comuni. Anche i figli vengono cresciuti in comune.
Particolarmente seguite sono l’educazione e la generazione. La prima è rivolta a tutti i membri della società ed inizia all’età di tre anni per proseguire poi nell’arco di tutta la vita: i solari, infatti, lavorano solo quattro ore al giorno per dedicarsi poi all’apprendimento e alla preghiera. Qualunque sia la professione di un solare, questi deve comunque avere conoscenze di agricoltura, pastorizia e arti militari (uomini e donne sono ugualmente addestrati alle armi e istruiti allo stesso modo, con la sola differenza che alle donne si riserva la parte meno faticosa). Disprezzato è invece il commercio e i pochi scambi che avvengono sono sotto forma di baratto. La generazione è regolata da leggi molto precise: le donne non possono dedicarvisi prima dei diciannove anni, gli uomini prima dei venti. Vari funzionari hanno poi l’incarico di combinare gli accoppiamenti al fine di migliorare la razza sotto l’aspetto fisico.
Per quel che riguarda la politica, tutti i solari con più di vent’anni partecipano alle assemblee e possono esprimere le loro rimostranze; le leggi sono brevi e chiare e non esistono lunghi processi o pene detentive: per punire si ricorre alla legge del taglione. La religione dei solari è, invece, una specie di cristianesimo naturale: essi onorano l’universo perché testimonianza di Dio, credono nell’immortalità dell’anima, ma non hanno certezze in merito a eventuali luoghi di pena o di premio.
Come si vede ne La Città del Sole ogni singolo aspetto della vita è rigidamente regolato, un dato che l’opera di Campanella condivide con un'eccessiva insistenza sull’ordine e la disciplina che quasi annienta le libertà individuali).
Il controllare tutti gli aspetti della vita umana agli occhi moderni può far apparire le varie isole utopiche ben poco attraenti.
Nel caso di Campanella, non va dimenticato come, pochi mesi prima della stesura del libro, egli avesse organizzato una congiura che mirava alla liberazione della Calabria dal dominio spagnolo, all’abolizione della proprietà, all’instaurazione di una democrazia di tipo comunistico e teocratico, proprio come esposta nelle pagine de La Città del Sole. La congiura fu però presto scoperta e il suo artefice evitò la condanna a morte soltanto fingendo la pazzia; sopportando le torture a cui fu sottoposto per smascherare la sua finta follia, riuscì a commutare la condanna nel carcere a vita. Rimase in galera per ventisette anni, nei quali scrisse le sue opere maggiori.